Avvelenamento da rodenticidi: cause, sintomi e terapia

Avvelenamento da rodenticidi: cause, sintomi e terapia

Mondofido

L’avvelenamento da rodenticidi è uno degli avvelenamenti più comuni per il cane. Non è immediato, per cui bisogna conoscere bene i sintomi per poter portare l’animale dal veterinario il prima possibile

L’avvelenamento da rodenticidi è uno dei metodi di avvelenamento volontario o involontario del cane più comuni, e anche più difficili da identificare.

Le cause sono principalmente due: l’avvelenamento doloso, nel caso in cui qualcuno abbia messo volontariamente il rodenticida (il veleno per topi) magari nel nostro giardino, o in un’area di sgambatura per cani, oppure involontario, quando siamo noi ad aver messo il veleno per topi in punti in cui pensavamo che il cane non potesse arrivare. Il problema è che i topi non mangiano sempre il veleno, a volte lo lasciano in giro e il cane può mangiarlo.

La funzione dei rodenticidi in commercio oggi è quella di impedire la coagulazione del sangue. In questo modo il topo non muore subito (altrimenti imparerebbe che il rodenticida è pericoloso), ma muore un po’ di giorni dopo quando, anche per una piccola ferita banale, questa non si riemargina e il topo ha un’emorragia interna.

Questo è esattamente ciò che succede anche nel cane.

I sintomi dell’avvelenamento con veleno per topi

I sintomi sono tutti quelli che riguardano il sangue, e possono arrivare da pochi giorni a diverse settimane dopo l’ingestione.

Vediamo il cane debole, che non riesce a muoversi, e noteremo piccoli puntini di sangue (petecchie emorragiche) sulle gengive, ad indicare che le ferite non si riemarginano.

Vedremo inoltre sangue nelle feci (di solito diarrea), nella saliva, e se il cane vomita anche nel vomito; se il cane ha problemi a muoversi, va portato immediatamente dal veterinario perché potrebbe morire nel giro di poche ore.

L’antidoto all’avvelenamento da rodenticidi

I rodenticidi sono uno dei (pochi) veleni per cui esiste un antidoto, che è la vitamina K. Poiché il veleno ne impedisce l’attivazione, somministrare da parte del veterinario vitamina K già attiva permette di evitare la morte dell’animale, perché in questo modo le ferite inizieranno a riemarginare (non si riemarginavano proprio perché mancava la vitamina).

La terapia si prosegue per diverse settimane, essenzialmente perché il veleno può essere ad azione breve oppure lunga, e nel frattempo si curano gli altri sintomi, ad esempio per evitare la disidratazione.

Ciò che è essenziale è comunque il tempismo, perché aspettare troppo in una situazione del genere potrebbe essere letale, per il cane.

Dott. Valerio Guiggi – Medico Veterinario Specialista

(Contatta l’autore: info@valerioguiggi.it) 

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