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Tragedia a Cremona: pastore tedesco abbattuto dai Carabinieri, la LEAL chiede giustizia

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pastore tedesco
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Una serata che doveva concludersi con il salvataggio di due cani smarriti si è trasformata in un incubo. È successo il 10 gennaio scorso a Vicobellignano, una piccola frazione di Casalmaggiore, in provincia di Cremona, dove Black, un pastore tedesco, è stato ucciso a colpi di pistola da un carabiniere intervenuto sul posto.

Il suo compagno Nebbia è sopravvissuto, ma la vicenda ha scosso profondamente la comunità locale e sollevato interrogativi pesanti sulle modalità di intervento delle forze dell’ordine quando si trovano ad affrontare situazioni che coinvolgono animali in difficoltà. A ricostruire quanto accaduto il sito Cafe24.

Un’ora di attesa per proteggere due cani spaventati

Rossella S.S. e il suo compagno Bibo non dimenticheranno facilmente quella sera. Per oltre un’ora hanno bloccato il traffico sulla strada, fermando le auto in entrambi i sensi di marcia per evitare che i due pastori tedeschi, visibilmente impauriti e disorientati, venissero investiti. I cani si avvicinavano alle vetture, cercando forse un modo per mettersi in salvo, mentre i due testimoni chiamavano ripetutamente il 112 in cerca di aiuto.

La risposta ricevuta è stata deludente: non potevano intervenire. Così Rossella e Bibo hanno continuato a presidiare la zona, con la speranza che prima o poi qualcuno arrivasse a dare una mano. Quando finalmente i Carabinieri si sono presentati, però, la situazione è precipitata in modo drammatico e inaspettato.

L’intervento controverso: manganelli e pistole contro cani terrorizzati?

Secondo la testimonianza di Rossella, i militari sono scesi dall’auto brandendo i manganelli d’ordinanza, un approccio che si è rivelato del tutto inadeguato per gestire animali già in evidente stato di stress e paura. Uno dei pastori tedeschi, probabilmente sentendosi minacciato, ha reagito mordendo un carabiniere, che è finito nel fosso a bordo strada.

A quel punto la situazione è degenerata. Il collega del militare caduto è intervenuto, sempre con il manganello in mano, mentre l’altro ha estratto la pistola e ha sparato a Black, uccidendolo sul colpo. Ma non è finita lì: subito dopo, l’arma è stata puntata anche verso Nebbia, il secondo cane. Rossella e Bibo, sconvolti da quello che stavano vedendo, hanno deciso di allontanarsi per non assistere a quello che temevano potesse trasformarsi in un duplice omicidio.

LEAL denuncia: “Una gestione sproporzionata e inaccettabile”

L’associazione LEAL (Lega Antivivisezionista) è scesa in campo con forza per chiedere che venga fatta chiarezza sull’accaduto. Giovanna Tarquinio, responsabile della sezione di Cremona, è in stretto contatto con i testimoni e ha già avviato le procedure legali per denunciare il carabiniere responsabile della morte di Black.

Roberto Brognano, Responsabile Maltrattamenti e Randagismo di LEAL, non usa mezzi termini: “È inaccettabile che l’unica risposta a un animale terrorizzato sia stata l’uso di armi da fuoco. Esistono metodi non violenti, esistono professionisti del settore veterinario e dell’intervento sugli animali. Perché non sono stati chiamati? Perché si è optato per una soluzione così drastica e violenta?”

L’associazione sottolinea come la mancanza di preparazione specifica delle forze dell’ordine in situazioni che coinvolgono animali rappresenti un problema serio e ricorrente. Un cane spaventato non è una minaccia da neutralizzare con le armi, ma un essere vivente in difficoltà che necessita di competenze adeguate per essere gestito in sicurezza.

L’appello ai testimoni: chi ha visto qualcosa si faccia avanti

LEAL, insieme a Rossella, Bibo e al proprietario dei cani, lancia ora un appello pubblico: chiunque si trovasse sulla strada di Vicobellignano quella sera e abbia assistito ai fatti è pregato di farsi avanti. Le testimonianze di altri automobilisti potrebbero rivelarsi cruciali per ricostruire con precisione la dinamica degli eventi e valutare la reale necessità dell’uso della forza letale.

Chi avesse informazioni può contattare direttamente LEAL all’indirizzo segreteria@leal.it. Ogni dettaglio potrebbe fare la differenza per ottenere giustizia per Black e impedire che episodi simili possano ripetersi in futuro.

Una domanda che resta sospesa: era davvero necessario?

La vicenda di Black solleva interrogativi che vanno ben oltre il singolo episodio. Siamo davvero preparati a gestire situazioni di emergenza che coinvolgono animali? Le forze dell’ordine ricevono una formazione adeguata per intervenire senza ricorrere alla violenza quando si trovano di fronte a cani spaventati o randagi?

La risposta, purtroppo, sembra essere no. E mentre Nebbia è ancora vivo, Black non c’è più. Ucciso non perché rappresentasse un pericolo reale e imminente, ma perché chi doveva proteggerlo non aveva gli strumenti giusti – né pratici né culturali – per farlo. È una sconfitta per tutti noi.

© 2026, Roberto Rossi. Riproduzione Riservata

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