A me gli occhi please

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Mondofido

L’opportunismo non è detto sia disdicevole ma una normalissima prova delle proprie abilità dell’individuo, cane compreso, nel trasformare una situazione a proprio o comune vantaggio

Del gatto si è sempre detto che condivide il nostro spazio solo per questioni utilitaristiche: cibo e riparo; ma il cane no, non è un opportunista, è il nostro “fedele compagno” o no?

Andiamo per gradi e intanto analizziamo l’effettivo significato della parola opportunismo.

Un termine cui spesso è associata un’accezione negativa ma, dizionario alla mano, è definibile come l’atteggiamento di chi si adegua alle circostanze portandole a proprio vantaggio.

E’ la capacità di saper cogliere il momento opportuno, la buona occasione, quello che si fa ad esempio in una competizione sportiva a danno dell’altro, l’atleta antagonista che banalmente perde la gara.

Ecco che così l’opportunista è l’individuo consapevole delle proprie capacità e, a volte, delle altrui debolezze.

Arriviamo al punto dichiarando che anche il cane è in grado di mettere in atto tattiche e strategie comportamentali per ingannare i suoi simili e noi, i suoi compagni umani, per assicurarsi golose ricompense.

A dimostrarlo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Animal Cognition.

L’illuminazione, che ha poi stimolato l’approfondimento scientifico, ha raggiunto la biologa evolutiva dell’Università di Zurigo Marianne Heberlein quando, in compagnia dei suoi cani ne ha visto uno che fingendo di vedere qualcosa di interessante in giardino, ne ha poi approfittato per “rubare” la cuccia all’altro.

L’esperimento step by step

Le intuizioni scientifiche devono sempre essere supportate da test e prove ripetibili, e per verificare se tali abilità manipolatorie dei cani valessero anche nei confronti dell’uomo, è stato messo a punto un esperimento ad hoc.

Si è provveduto ad abbinare alcuni cani al proprio proprietario, sempre disponibile ad elargire leccornie, e a due sconosciuti.

Uno generoso come il proprietario e l’altro “antipatico”, competitivo che mostrava al cane il cibo ma poi lo teneva per sé.

Il passo successivo prevedeva l’addestramento, cioè l’acquisizione dell’abilità nel cane nel condurre gli umani verso una serie di scatole scegliendo tra una contenente una gustosa salsiccia, una con biscotto secco e un’altra vuota.

I cani sapevano che al termine del test il proprietario avrebbe condiviso con loro il cibo avanzato nella scatola.

Fido ha imparato velocemente a guidare verso la scatola con la salsiccia l’umano che avrebbe condiviso con lui e, ovviamente, non l’umano antipatico che nella maggior parte dei casi è stato condotto verso la ciotola vuota.

Gli animali hanno capito che per raggiungere un obiettivo comune, e vantaggioso vale la pena collaborare, questo anche al prezzo di ingannare il figurante  “antipatico”.

Rosanna Capano

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