Portare il cane in ufficio, in tanti lo vorrebbero, pochi ci riescono

Portare il cane in ufficio, in tanti lo vorrebbero, pochi ci riescono

Alessandra Curreli

Portare il cane in ufficio, sono in tanti a volerlo, ma sono ancora troppo pochi gli uffici e le aziende disposti ad accettarli.

In Europa, la maglia nera del paese che non ritiene sia “fondamentale” portare il proprio cane in ufficio spetta alle Russia con il 50%, segue la Francia con il 58%. Crescono invece la Gran Bretagna con il 63%, la Germania con il 70% e in cima l’Italia con il 76%, che mostrano un lato tenero e disponibile.

La realtà però ci dice che 7 su 10 è il numero dei lavoratori che porterebbe il proprio cane in ufficio se ne avesse la possibilità, mentre è solo di 1 su 10 il fortunato risultato di coloro che già lo possono fare e che lavorano in aziende pet-friendly disponibili ad accettarli.

A sostenerlo è una ricerca di qualche mese fa, “Pets at work survey 2017“, condotta da Ipsos per Purina.

Il campione degli intervistati è stato di 3.221 dipendenti a tempo pieno di Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Spagna e Svizzera.

I risultati sono interessanti. Quando si deve scegliere un posto di lavoro in Europa, chi sceglie tra i benefit, dà certamente valore alla flessibilità aziendale e oraria, al sistema pensionistico e alle Assicurazioni Sanitarie, e mette questi valori, come fondamentali. Il dato italiano invece ci stupisce, perché la possibilità di portare il proprio cane nell’ambiente lavorativo, sale alla terza posizione, prima del sistema pensionistico e prima delle Assicurazioni sanitarie.

La possibilità di portare il proprio migliore amico in azienda è il desiderio del 39 per cento degli intervistati italiani.

Tanti sarebbero i vantaggi

A meno che i proprietari dei cani non siano liberi professionisti, o imprenditori di se stessi e dettino autonomamente le regole su come gestire il proprio animale, uno dei vantaggi che in Europa viene riconosciuto nella possibilità di tenere il cane con se, è la diminuzione del senso di colpa nel lasciarlo da solo durante la giornata, segue oggettivamente l’allegria e l’empatia che porta, la sensazione che riduca lo stress, la percezione che sua presenza migliori di base la qualità della vita, e se proprio ce lo vogliamo mettere, che quando l’azienda ospita il cane ci guadagna un sacco in immagine.

In Italia, il 76% degli intervistati vorrebbe andare in ufficio con il proprio cane ma in realtà solo il 13 per cento ha dichiarato che già lo fa.

Le aziende rispettose

Google da almeno dieci anni ammette che in Italia già lo fa, permette ai suoi dipendenti di farlo accucciare accanto alla propria scrivania, di avere un badge con foto così come lo hanno i padroni, ed è permesso portarli a patto che non ci siano colleghi vicini con specifiche allergie.

Anche alla Nintendo Italia di Vimercate, nel Milanese, sono ammessi i cani, le regole sono semplici, entrano dall’ascensore di servizio e se due cani non si amano, si concordano giorni d’accesso diversi.

Insomma, portare il cane in ufficio sarebbe divertente, forse prima o poi ce la faremo ad aumentare queste percentuali.

Alessandra Curreli

© 2017, Alessandra Curreli. Riproduzione Riservata

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