Un ritorno al passato in Regione Lombardia

Un ritorno al passato in Regione Lombardia

Mondofido

Regione Lombardia sta approvando un provvedimento che spaventa, e non poco, le associazioni Lombarde che vedono nel testo proposto un ritorno al passato di almeno 10 lunghi anni

La Giunta Regionale della Regione Lombardia ha emanato un nuovo provvedimento, in via di approvazione, che pur inserendo  finalmente il divieto di detenzione a catena e prevedendo maggiori attenzioni per i gatti, presenta gravi mancanze quali l’abolizione delle distanze massime oggi previste tra Comune e canile convenzionato.

Una disposizione  che avrà  effetti disastrosi per tutti, poiché comporterà il trasferimento dei cani trovati vaganti  in canili  distanti anche centinaia di chilometri dal comune appaltante con la possibilità di andare anche fuori Regione.

 Suona strano che tutto questo stia accadendo  in Lombardia, una delle Regioni modello in Italia ed all’avanguardia nell’attività di contrasto al randagismo.

Una regione che si è distinta per la capillarità di canili ben tenuti e integrati  con il territorio, gestiti nel rispetto del benessere animale.

Il contatto col territorio è stata la carta vincente nel contrasto agli abbandoni e per incentivare le adozioni.

Tante piccole e medie strutture che operano sotto il controllo diretto degli Enti locali, in contatto con la cittadinanza, il  mondo del volontariato e in collaborazione con veterinari liberi professionisti e delle Asl.

 Le associazioni e, insieme a loro,  i veterinari liberi professionisti e quelli delle Asl,  i rappresentanti dei Comuni, chiedono pubblicamente alla Giunta Regionale di reinserire il limite oggi previsto di 30 Km tra Comune e canile convenzionato.

Abolire le distanze significherebbe favorire la nascita di mega strutture, sradicate dal territorio, difficili da controllare, destinate a diventare “luoghi dove dimenticarsi del problema” e non strutture di transito temporaneo per gli animali in vista di un’adozione.

Senza contare che, chi smarrisse il proprio animale potrebbe doversi recare molto lontano o addirittura fuori regione.

Le  famiglie che volessero adottare un cane perderebbero gli attuali riferimenti, inoltre verrebbe a mancare l’apporto quotidiano dei molti volontari che ogni giorno accudiscono gli animali nelle numerose strutture.

Il provvedimento rappresenta un paradosso che non trova alcuna ragione di esistere.

Ora che,  grazie anche ad evidenze scientifiche, viene largamente riconosciuta agli animali, cane compreso, la capacità di pensiero e di emozionarsi, il provvedimento promosso dalla Giunta Regionale della Regione Lombardia  è decisamente anacronistico e  tutti noi confidiamo in un provvidenziale e immediato ravvedimento.

Rosanna Capano

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