La Brucellosi nel cane

La Brucellosi nel cane

Mondofido

La Brucellosi è una malattia molto pericolosa che rientra tra le zoonosi, ovvero può colpire anche l’uomo

La Brucellosi è una malattia batterica che interessa diverse specie animali ad esclusione del gatto; nei cani è causata dal batterio “Brucella Canis“, un protobatterio a figura di bastoncello.

E’ una malattia molto pericolosa che rientra tra le zoonosi, ovvero può colpire anche l’uomo; è conosciuta dal 1966 ed è particolarmente diffusa nei Paesi del Mediterraneo, in Asia e in America Latina.

Le categorie professionali che possono essere coinvolte sono i veterinari, gli allevatori e i macellai; le vie di trasmissione sono i cibi contaminati (latte di bovini, capre e pecore e derivati come formaggio, pane e burro), le inalazioni e le abrasioni sulla pelle.

La forma di malattia che contagia i cani causa orchite (infezione dei testicoli) nel maschio, aborti nelle femmine e morti di embrioni; gli agenti di infezione possono essere le mucose genitali, oronasali, congiuntivali, le urine, la saliva e le trasfusioni di sangue.

Le ricerche non confermano che la Brucellosi colpisca certi tipi di razze, ma pare interessi particolarmente i Beagle; in genere sono i cani di sesso femminile adulti ad essere coinvolti, ma non vengono escluse le altre fasce di età.
I sintomi della malattia nel cane sono atrofia scrotale, prostatite, disturbi della vista come l’uveite (infiammazione dell’uvea, cioè la regione dell’occhio costituita dall’iride, dal corpo ciliare e dalla coroide).

Altri sintomi possono essere le infezioni delle piastre spinali o vertebre con conseguente difficoltà motorie e lentezza nei movimenti, linfodenite retrofaringea (infiammazione dei noduli dei tessuti linfatici situati tra i vasi linfatici, fondamentali per le difese immunitarie); l’infezione umana può essere invece asintomatica.

La diagnosi della Brucellosi non è semplice e richiede numerosi esami, come l’emocromocitometrico (calcola il numero di globuli rossi, bianchi, emoglobina e piastrine), urine, esami sierologici sul sangue, radiografia della colonna vertebrale, biopsia dei linfonodi.

La terapia per eliminare il batterio nel cane è complessa e i proprietari devono essere consigliati dal veterinario in merito a qualsiasi evoluzione della malattia: vengono utilizzati due antibiotici per un mese, che verranno ripetuti dopo circa tre mesi dall’inizio della cura; per i maschi è consigliata la castrazione.

La legge prevede che tutti i cani di un allevamento o di un canile devono essere sottoposti a rigorosi esami e i cani risultanti positivi devono essere isolati dal resto della comunità.

Erika Dotti 

(contatta l’autore dell’articolo)

© 2017, Mondofido. Riproduzione Riservata

Rispondi