Allevatore a processo per cani avvelenati

Allevatore a processo per cani avvelenati

Alessandra Curreli

Mesi di indagini del Corpo Forestale hanno portato al rinvio a giudizio di un allevatore sardo, a seguito dell’uccisione di animali altrui e di specie protette.

Per la prima volta in Sardegna un allevatore è stato rinviato a giudizio per l’uccisione e  il danneggiamento di animali altrui e per l’uccisione di animali selvatici particolarmente protetti con l’impiego di sostanze tossiche.

L’operazione, portata a termine dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ha coinvolto un 60enne di Laerru in provincia di Sassari.

I fatti risalgono all’autunno del 2016, a seguito di lunghe e complesse indagini a stretto contatto con la Procura di Sassari.

L’allevatore, avrebbe disseminato ettari di terreno con esche velenose e polpette micidiali per tenere a bada la fauna selvatica e tutelare le pecore e gli agnellini appena nati dall’assalto dei predatori come volpi e martore.

Gli agenti della Stazione Forestale di Nulvi avevano avuto notizia da alcuni cacciatori della morte dei propri cani segugi per sospetto avvelenamento.

Dopo il primo accertamento si era scoperto che già dal 2013 e 2014 diversi cani erano stati uccisi dal veleno.

In continuo aumento i casi

Ma nell’estate del 2015 si era registrato un repentino aumento dei casi di morte.

Lo studio dei casi di avvelenamento da parte dell’Istituto Zooprofilattico ha fatto emergere che è sempre maggiore il numero di animali che muoiono per avvelenamento. Non solo nelle campagne, ma anche nei centri urbani.

Un crescendo di avvenimenti che lo scorso gennaio ha portato alla decisione di impiegare nelle indagini anche il Nucleo Cinofilo Antiveleno (NCA), recentemente costituito dal Corpo forestale nell’ambito del progetto Life Under Griffon Wings.

Un’inutile strage

In pochi mesi era stato provocato l’avvelenamento di almeno quattordici cani domestici, per la gran parte con esiti letali, quattro gatti, un cinghiale e cinque corvi imperiali.

A questo bilancio mancherebbe il conto di quegli animali, selvatici o meno, che sono andati a morire lontano dall’area interessata.

Le informazioni raccolte dai testimoni, la ricerca delle prove e gli altri elementi raccolti hanno consentito all’autorità giudiziaria di procedere al rinvio a giudizio dell’allevatore.

Alessandra Curreli 

© 2017, Alessandra Curreli. Riproduzione Riservata

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