ME LO COMPRI PAPÀ

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Mondofido

Iniziative nei paesi d’oltreoceano a favore del rispetto animale. Sempre più leggi che vietano o cercano di disciplinare la vendita di animali nei negozi

Uno sguardo oltre oceano mette in luce piccoli e importanti passi verso un atteggiamento più rispettoso per gli animali.

La città di San Francisco, in questi giorni, ha emesso un provvedimento che punta a favorire i trovatelli.

La legge, approvata dal supervisore Katy Tang, stabilisce la possibilità di vendere nei negozi di animali solo cani e gatti abbandonati e di età non inferiore alle otto settimane.

I negozi dovranno dimostrare che gli animali veduti provengono da associazioni che si occupano di animali abbandonati.

Chi invece desidera acquistare un animale di razza, dovrà rivolgersi direttamente agli allevatori autorizzati: risulterebbe così bandita ogni possibilità di vendita online di animali.

Prosegue così la sensibilizzazione iniziata già negli scorsi anni negli Stati Uniti in diverse città ,tra cui Chicago,  Los Angeles, e  Boston approvando, nel marzo del 2016,  un’ordinanza comunale che vietava la vendita di cani, gatti, conigli nei negozi e negli allevamenti commerciali, oltre che nei mercati e nei parcheggi.

Come sostenuto da Katy Tang, il fautore del provvedimento di San Francisco, l’augurio è che l’attuale legge, offra supporto alle strutture che si occupano di accudire gli animali abbandonati spesso sovraffollate e in emergenza, e diffonda la cultura del recupero degli animali abbandonati a sfavore del traffico illecito di cuccioli di cani e gatti.

Il traffico illecito purtroppo rappresenta una forma di maltrattamento a danno degli animali allevati per scopi commerciali, un abuso subdolo e invisibile.

La quasi totalità dei cuccioli venduti nei negozi di animali provengono da allevamenti generalmente sovraffollati, in condizioni di scarsa igiene, senza adeguata assistenza veterinaria, senza cibo e acqua.

Tale maltrattamento fisiologico è affiancato anche da un sopruso psicologico ed emozionale: i cuccioli vengono cresciuti in ambienti poco stimolanti, privati dei processi di socializzazione primaria e secondaria, allontanati troppo presto dalle mamme, le fattrici, che vengono fatte accoppiare ad ogni calore e allontanate dagli allevatori mediante soppressione o abbandono quando non più “sufficientemente produttive”.

Tale maltrattamento, che riguarda tutti i paesi del mondo, Italia compresa, analogamente alle percosse, lascia profonde ferite.

La consapevolezza di questa invisibile modalità di abuso dovrebbe farci indignare alla vista di un cane esposto come fosse un abito o un oggetto, tanto quanto proviamo sdegno e orrore nel vedere un cane malmenato o seviziato.

Rosanna Capano

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