Cani che hanno fatto la storia: la scoperta dell’Antartide

Cani che hanno fatto la storia: la scoperta dell’Antartide

Alessandra Curreli

All’inizio del XX Secolo decine di avventurieri, si prodigarono spinti dall’ignoto, verso la scoperta dell’Artide e dell’Antartide.

All’inizio del XX Secolo decine di avventurieri si lanciarono, spinti dal desiderio di conquista dell’ignoto, verso la scoperta dell’Artide e dell’Antartide.

Spinti da fama e avventura furono notevoli le difficoltà che incontrarono lungo i loro temerari viaggi.

Le spedizioni furono rese possibili grazie ai finanziamenti che, Stati come la Germania, la Norvegia, il Giappone o la Francia, investirono nella gara alla scoperta di nuovi territori.

Per quell’epoca, era una questione di tempo e di orgoglio riuscire a piantare la bandierina su uno dei due suoli ghiacciati agli antipodi del mondo.

In tanti morirono per le condizioni proibitive e con loro centinaia di cani da slitta, senza i quali, non furono altrimenti possibili tali aneddoti.

Una tra queste storie è quella denominata Spedizione Amundsen, finanziata dalla Norvegia.

Era il 1910 quando Roald Amundsen, decise di organizzare una spedizione con lo scopo di arrivare per primo al Polo Nord.

Quando però prima Frederick Cook e poi Robert Peary reclamano la vittoria nella competizione artica, la sua attenzione si spostò verso l’inviolato Polo Sud.

Alla partenza Amundsen non riferì nemmeno al suo equipaggio la reale destinazione, per non avere ostacoli lungo la meta.

Il 12 gennaio giunsero alla Baia delle Balene e il 10 febbraio del 1911 Amundsen ed i suoi uomini iniziarono a costruire depositi di provviste tra l’ 80° e l’ 82° parallelo sud che sarebbero serviti come basi.

In quel frangente Amundsen  mise alla prova la resistenza dei cani da slitta. L’esito dei test, mostrò la buona adattabilità degli Husky nell’ambiente antartico. Con gran sollievo, sci e cani sarebbero stati da quel punto l’unico mezzo di trasporto.

Un primo tentativo di accesso verso il cuore dell’Antartide, avvenne l’8 settembre 1911, ma le temperature proibitive (-51° C.) di una falsa primavera, costrinsero il gruppo a rientrare alle basi.

Il secondo tentativo avvenne 1 mese dopo, con 4 slitte e 52 cani.

Dopo circa 1 settimana il gruppo raggiunse il plateau antartico. Lì venne eretto un campo chiamato “macelleria dove vennero uccisi 24 cani per nutrire gli uomini e gli animali rimanenti.

I resti vennero conservati per essere utilizzati nel viaggio di ritorno.

Le difficili condizioni meteo resero l’avanzata lenta e faticosa.

La spedizione raggiunse l’87º sud il 4 dicembre ed il 7 dicembre arrivò all’ 88°23′ sud.

Il 14 dicembre 1911 il gruppo composto da 5 esploratori e 16 cani, arrivò al Polo Sud (90°00′ sud); 35 giorni prima della spedizione di Scott, suo rivale.

Il gruppo rientrò a Framheim il 25 gennaio 1912, con in tutto solo 11 cani.

Il viaggio durò 99 giorni per 3000 km, 41 cani persero la vita o vennero uccisi per il sostentamento del resto della specie.

Possiamo dire oggi, che tale impresa fu resa possibile solo dalla meticolosa preparazione di Amundsen e dei suoi uomini, ma soprattutto dal sacrificio dei suoi cani, senza i quali probabilmente non solo la conquista dell’Antartide non sarebbe stata raggiunta, ma forse anche la propria vita sarebbe stata messa a repentaglio.

Alessandra Curreli

© 2017, Alessandra Curreli. Riproduzione Riservata

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