Grace la figlia del vento: il galgo e la sua seconda chance

Grace la figlia del vento: il galgo e la sua seconda chance

Mondofido

La commovente storia a lieto fine, raccontata dal punto di vista di Grace, splendido galgo femmina arrivato in Italia da una perreira spagnola.

Mi chiamo Grace anche se tutti mi chiamano Princesa, forse perché sono spagnola e sono una galgo.

Infatti sono nata in un paese caldissimo della Spagna e ho studiato duramente per diventare una buona cacciatrice.

Quando ancora vivevo in Spagna (ormai una vita fa) ero un gran bel pezzo di…galgo: gambe lunghissime, vitino da vespa e due occhi da cerbiatta.

Tutti mi adoravano,  ero la più veloce, ed ero universalmente riconosciuta come una grande cacciatrice di lepri e, soprattutto, il mio padrone era contento di avermi preso con sé perché gli facevo fare solo belle figure.

Poi, un’orribile mattina umida e fredda accadde il FATTO.

Quella mattina avrei voluto rimanere a dormire nella mia cuccia, fuori era ancora buio, faceva freddo e piovigginava ma il padrone aveva una battuta di caccia con i suoi amici e non potevo deluderlo. Contava su di me.

Quando arrivammo al campo era ancora buio ed io non vedevo, almeno non vedevo così bene da evitare la tagliola in cui invece lasciai la zampa anteriore destra.

Ricordo solo vagamente il sangue e il dolore ma ricordo chiaramente quando il mio padrone mi lasciò nella perreira di Olivenza non ritenendomi più utile per la caccia.

Le perreras sono luoghi orribili dove noi cani, veniamo ammassati a decine in piccoli recinti in mezzo al fango e agli escrementi.

Esposti al sole e alla pioggia, senza cibo finiamo per sbranarci l’un l’altro, tanto per la legge spagnola, se nessuno ci riscatta, siamo costretti a morire gasati entro venti giorni dalla cattura.

Tanto per fare un esempio i canili italiani al confronto sono hotel a cinque stelle.

Altrettanto confusamente ricordo quando una bella ragazza di nome Laura si presentò alla perreira per riscattarmi e portarmi alla clinica veterinaria.

Ricordo che parlava una lingua straniera ed era (ed è ancora) la Presidentessa dell’associazione Progetto animalista per la vita che si occupa di dare a noi cani una seconda possibilità facendoci adottare in un Paese lontano: l’Italia.

Ho ricordi vaghi dei mesi passati in clinica, le mille operazioni per tentare di salvarmi la zampa, poi il rifugio ma fu in quel momento che capii che non tutti gli umani erano come il mio padrone.

Quelle gentili signore, Laura, la sua mamma Patrizia (che coordina l’attività dell’associazione da Milano) e le loro amiche erano lì per salvarmi e darmi un futuro migliore.

Difatti appena tolte le ultime fasciature, venni fatta salire su un furgone insieme a tanti altri cani come me.

Il viaggio fu lunghissimo ma al nostro arrivo trovai una bella sorpresa.

Due umani, Marco e Donatella, erano venuti a prendermi per portarmi con loro nella loro casa con un bel giardino e un nutrito numero di cani scodinzolanti.

Non lo sapevo ma loro si erano innamorati di me proprio perché avevo corso il rischio di rimanere a tre zampe.

Ormai sono passati sei anni, ho scoperto le coccole, imparato una nuova lingua, a conoscere meglio il mondo degli umani, a giocare e correre tutto il giorno con i mie fratelli di zampa.

Della mia vita precedente mi mancano le lepri, ho provato con i gatti ma non è stato molto apprezzato così ora mi limito a giocare con gli altri fratellini pelosi.

Oltre ovviamente, a rubare il cibo dovunque sia.

Dopo di me, dalla Spagna sono arrivati anche Charline, galghina bianca e nera e Seth un gran bel pezzo di galgo nero e grosso da far paura (ma in realtà è un gran tontolone).

Alla fine io sono stata fortunata, ho incontrato un ANGELO di nome Laura, ho ricevuto le cure migliori tanto che mi hanno salvato la zampa, ho trovato una meravigliosa famiglia in Italia: ho avuto una seconda possibilità.

Quanti altri cani possono vantare una fortuna simile?

Ogni anno solo nel mio Paese veniamo torturati, impiccati, bruciati, bastonati a morte a migliaia (si calcola che in Spagna ogni anno vengano uccisi tra i 50.000 e 100.000 cani) e solo perché non siamo stati abbastanza veloci o perché ci siamo fatti sfuggire una lepre di troppo.

Purtroppo troppo pochi hanno la fortuna di avere una seconda possibilità.

In Italia, come anche in Spagna, fa ancora molto “fico” avere un cucciolo comprato in allevamento da esibire piuttosto che un cane pieno di cicatrici, con una storia di violenza e privazioni alle spalle.

Eppure, quando insieme a Seth, a Noah e agli altri galghi andiamo a passeggio, tutti si fermano ad ammirare i nobili figli del vento della Spagna!

Grace

Marco De Gregorio

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